Restauro Cinema Lumière - Interviste

La storia del cinema Lumière
di Pisa

Intervista a Cosimo Agostini, figlio del fondatore del cinematografo e discendente della famiglia che abita l’immobile dal 1494 e che ospita il cinematografo

Dopo l’ultima chiusura del marzo 2001, come nasce l’idea di riaprire questo locale con funzioni di cinematografo?
L’idea nasce con il piano di recupero di iniziativa privata (approvato con delibera del Consiglio Comunale nr. 63 del 23/11/01), realizzato attraverso il restauro storico-architettonico e la riqualificazione funzionale di alcune porzioni dei Palazzi dell’Ussero (o Agostini) e del Dado (o Tilli) sul retro del Lungarno di Tramontana nei Vicoli del Tidi e del Porton Rosso. Dopo la chiusura dello Splendor nel 2001, avevamo pensato di destinare tutte le infrastrutture retrostanti il Palazzo a parcheggio di auto, considerata la consolidata destinazione a tangenziale di attraversamento del Lungarno; dopo un periodo di riflessione, le tradizioni di famiglia hanno prevalso su altre ipotesi: il palazzo doveva continuare a ospitare al suo interno un luogo di “spettacolo”, che mio padre aveva costruito per la nostra città!

Che cosa si è voluto realizzare con il piano di recupero ed adeguamento funzionale del retro di Palazzo Agostini ?
Credo che non si possa negare che il contesto urbano e storico nel quale si inserisce l’ex cinema Splendor appare di rilevante interesse e significato. Dietro il grande scenario del lungarno pisano, secondo una strutturazione urbana consapevolmente affermatasi nel corso della storia, i vicoli che delimitano l'isolato in questione introducono ancora oggi, come in antico introducevano chi proveniva dal fiume Arno o dal ponte in legno di fronte alla chiesa di S. Cristina, all’area centrale della città dove i recenti restauri hanno probabilmente permesso di riscoprire le strutture medievali originarie della chiesa di S.Ilario in Porta Aurea e di una porzione delle antiche mura pisane (precedenti il 1155 e rimaste inglobate per tutti questi secoli sotto il giardino pensile del Palazzo, la cui presenza è attestata già nell’atto di acquisto del 1494). Quel che è certo, è che imboccando dal lungarno il vicolo del Porton Rosso o, più ancora, il tratto a volta iniziale del vicolo del Tidi (o dell’Ussero) sotto l’antica torre degli Azzopardi, l'impressione è quella di varcare la soglia di un mondo diverso, che immediatamente porta a ripensare alla storia della città e alla sua eredità medioevale.
I palazzi interessati al piano di recupero sono quelli dell’Ussero
[1] (o Agostini) e del Dado [2] (o Tilli), edifici storici che si trovano sulla riva destra del fiume Arno, nel tratto compreso tra il Ponte detto di Mezzo ed il Ponte Solferino. Il nome con cui sono conosciuti è legato alla presenza dello storico caffè dell’Ussero, fondato nel 1775, e del più antico cinematografo cittadino, originariamente Lumière [3] poi Splendor [4] , inaugurato a Pisa nell’inverno del 1905, unico cinema rimasto ininterrottamente in attività dall’inizio del XX secolo a Pisa, ma probabilmente anche in Italia. L’esterno dell’edificio, recentemente restaurato, porta la firma del noto architetto ed ingegnere Luigi Bellincioni [5] .

A chi è stata affidata la necessaria ristrutturazione degli ambienti interni?
Il nuovo progetto degli interni dell’ex cinematografo Splendor, che riprenderà l’originario nome del 1905 e cioè Lumiére, porta la firma degli architetti Paolo Barbi e Paolo Fisher che hanno voluto recuperare l'impianto degli spazi originari e delle permanenze del costruito più antico, e dunque hanno debitamente tenuto conto (sia pure con logiche e sensibilità diverse) di quanto preesistente. Gli architetti, incaricati dalla società che gestirà il cinematografo, stanno attualmente lavorando con alacrità per rinnovare il locale e per cercare di salvare tutta una serie di reperti medioevali emersi durante i lavori di restauro. Ma è necessario che anche altri Enti e Istituzioni diano il loro contributo perché anche tutta l’area esterna sia bonificata e riconsegnata a un uso più proprio e continuo da parte dei pisani. In tal senso, uno speciale è doveroso ringraziamento deve andare all’Azienda per il Diritto allo Studio di Pisa, che, a conclusione del restauro dell’ex Albergo Nettuno, ha voluto offrire l’illuminazione dell’antico vicolo del Tidi, che era abbandonato a un vergognoso stato di degrado, e all’Amministrazione Comunale che sta realizzando l’illuminazione del Vicolo del Porton Rosso.

Chi si interesserà della gestione del Lumière e quando ritiene che potrà essere inaugurato ?
Alla gestione collaboreranno, insieme ai soci della Lumiére Srl, Alberto Gabbrielli, noto in città perché guida con sicurezza ormai da molti anni l’Arsenale e Pier Marco De Santi, docente di Storia e Critica del cinema presso l’Università di Pisa. Per quanto riguarda l’apertura del locale, speriamo di essere pronti per l’inaugurazione nel periodo invernale del prossimo anno 2004.

 Intervista a Daniela Meucci, pisana, amministratore unico della società Lumiére Srl, che gestirà il nuovo Lumiére, già presidente dell’Alfea Cinematografica Scarl e dell’Associazione Culturale Arsenale

Che cosa avete privilegiato, in termini tecnici , nella riqualificazione funzionale del cinematografo ?
Abbiamo scelto di tenere basso il numero dei posti a favore della comodità; le sedute saranno 198 più due posti per portatori di handicap. Le poltrone saranno con seduta fissa (non ribaltabile), larghe 55 cm a poltrona, contro i 50/52 cm degli altri cinema cittadini; gli spazi tra le poltrone saranno di 110 cm, contro i 90 cm di legge e i 95/100 di quasi tutte le sale della provincia. Le poltrone saranno inoltre disposte su una gradinata per avere una curva di visibilità che consenta a tutti di avere tutto lo schermo libero di fronte. L’impianto audio sarà un dolby digital di ultima generazione, i proiettori Prevost e le ottiche Schneider consentiranno una visione ottimale, lo schermo sarà molto grande ed occuperà quasi tutta la parete del cinema. La programmazione sarà impostata su film di qualità, sia per ritrovare la vocazione che il cinematografo ha avuto per lunghi periodi sia per valorizzare quel cinema che, pur essendo di grande qualità, è difficile vedere perché prevaricato dallo strapotere della distribuzione cinematografica americana che riduce tutto, compresa la cultura, a una merce. Ciò, in una città universitaria come Pisa, è particolarmente importante per costruire, anche per i più giovani, una cultura europea che affondi le radici nelle nostre tradizioni e nelle nostre grandi capacità creative. A questo scopo è auspicabile una collaborazione con tutte le scuole e l’Università.

 
Intervista a Pier Marco De Santi, docente di Storia e Critica del cinema all’Università di Pisa

Quali sono gli obiettivi che intende perseguire nella sua collaborazione con la società Lumière ?
L’obiettivo è quello di non fare del Lumière soltanto un cinema d’essai, ma un luogo d’incontro per tutti i pisani che intendono accedere a un ambiente dove si cercherà di fare ‘cultura cinematografica’. Vorremmo invitare grandi personaggi dello spettacolo per un confronto diretto con i frequentatori del locale e possibilmente organizzare serate di gala in cui saranno proiettate in anteprima pellicole italiane ed europee. Si cercherà inoltre di creare un apposito ambiente dove poter accogliere piccole mostre e una biblioteca/mediateca a disposizione di studenti e di chi sente la necessità di documentarsi sulla storia del cinema. A tal proposito si è pensato anche di affidare a due studiosi esperti di ‘cinema delle origini’, Renato Bovani e Rosalia Del Porro, la ricostruzione della storia di quello che è il più antico cinematografo pisano, il Lumière appunto, e che ne racconti le vicende dall’inaugurazione risalente al 16 dicembre 1905 fino ai giorni nostri. In sintesi, i progetti sono molti e ambiziosi, ma quello a cui particolarmente tengo è che i pisani si possano sentire gratificati di avere in pieno centro storico un locale del genere e che ciò li spinga a frequentarlo con continuità.

 

 Intervista a Renato Bovani e Rosalia Del Porro, ricercatori di Storia del cinema, autori di pubblicazioni sul ‘Cinema delle origini’ a Pisa, Livorno e Lucca e curatori del volume sulla microstoria del Cinematografo di Palazzo Agostini

 Cento anni di proiezioni cinematografiche a Palazzo Agostini , era veramente così diverso andare al cinema un secolo fa?
Sicuramente, lo spettacolo proposto dal cinematografo era del tutto nuovo e il pubblico non si aspettava di poter rivedere ricreata su di uno schermo la vita così come appariva ai suoi occhi. Ed è proprio la magia delle immagini in movimento che coinvolge e fa sognare spettatori di ogni classe sociale e censo. Questo è quanto ci riproponiamo di raccontare attraverso una ricostruzione minuziosa, aderente alla realtà, e speriamo anche suggestiva per i lettori, che potranno ritrovare nelle descrizione degli avvenimenti luoghi, fatti e personaggi pisani noti e meno noti di inizio Novecento.

 Al di là del racconto dei primi anni di cinema al Lumière, quale periodo copre la vostra ricerca?
Di questo cinematografo, che ebbe più nomi (Splendor, Supercinema, Mignon), vi racconteremo tutti i cento anni di vita, che tra breve festeggerà, seguendo un preciso percorso: dedicheremo uno spazio più ampio al periodo che intercorre tra il dicembre 1905 e la primavera del 1914 in quanto riteniamo che siano questi gli anni che sono maggiormente caduti fuori dalla memoria dei pisani di oggi, anche i più anziani. Poi ne seguiremo a grandi linee le vicende tra le due guerre mondiali, quando il ‘muto’ raggiunse il culmine da un punto di vista artistico prima di dover cedere malinconicamente il passo all’incontenibile ascesa del ‘sonoro’. Sintetizzeremo infine le vicende più vicine a noi: la riapertura in un difficile dopoguerra, un periodo di alterna fortuna, la disaffezione agli spettacoli cinematografici causata anche dal boom dell’automobile e della televisione e dunque da un diverso impiego del tempo libero, la sua trasformazione - in un certo senso ‘umiliante’ per ciò che era stato - in un locale per spettacoli ‘a luci rosse’, il ritorno infine a spettacoli tradizionali, e quest’ultima recentissima trasformazione necessaria per adeguarlo alle nuove norme sulla sicurezza, ma che tende anche a modificare il suo impiego, ricercandone un uso in senso multimediale e polifunzionale.

 Nel raccontare la storia del cinematografo di Palazzo Agostini, avete individuato qualche elemento specifico che lo distingue da altri saloni pisani?
A parte la sua collocazione in un palazzo storico, che può non costituire un fatto eccezionale per un cinematografo nei i primi anni del Novecento, ma lo diventa quando - dopo quasi un secolo - questo cinematografo occupa ancora gli stessi ambienti, per trovare elementi che lo distingua dagli altri saloni pisani bisogna fare riferimento ancora al primo decennio del secolo scorso. Ci sono infatti due componenti che lo contraddistinguono: la più importante è che il Lumière, come troverete ampiamente specificato nel nostro volume, ospitò i primi esperimenti di sonorizzazione della pellicola, e cioè il sistema di sincronizzazione per poter rendere il cinema da muto almeno in cantante’; ma di non secondaria importanza è anche la realizzazione di molti filmati ripresi localmente a cura degli operatori del Lumière stesso e che raccontavano la vita quotidiana dei pisani o eventi eccezionali che interessavano la cittadinanza.

 


[1] Il primo documento dell'archivio privato Agostini, che attesta la struttura dell’edificio, è l'atto di acquisto in cui si descrive il palazzo di San Martino alla Pietra composto "di quattro solai ed un giardino d'aromi con una torre in parte coperta ed in parte scoperta dietro detto palazzo e di quattro botteghe". A comprare, nel novembre 1494, dalla famiglia  degli Astajo erano Mariano e Pietro Agostini, appartenenti ad un casato di origine mercantile, ascritto già dal XII secolo al patriziato pisano. Al piano terreno della dimora è presente il Caffè dell’Ussero, che risalirebbe alla prima metà del Settecento secondo alcune lettere private indirizzate agli Agostini. La denominazione di "Caffè dell'Ussero" è in ogni modo riportata per la prima volta, ufficialmente, in una nota al contratto d'affitto del 1° settembre 1775.

[2] Ceduto e incorporato al Palazzo dell’Ussero (o Agostini) nel 1788, venne abitato da Michel Angelo Tilli (1655-1710), primo membro italiano della Royal Geografic Society di Londra e direttore dell’Orto Botanico a Pisa, che coltivò con successo il caffè per la prima volta in Europa.

[3] Alla fine dell’ottocento, nel dicembre 1894, i fratelli Lumière completarono la messa a punto di un prototipo che rivoluzionerà il sistema di fruizione collettiva delle immagini in movimento, sarà chiamato cinématographe. I caffè-concerto furono i primi a raccogliere questo nuovo spettacolo in Europa; a Pisa le prime immagini animate furono proiettate al Teatro Rossi il 24 gennaio 1897. Il cinematografo Lumière fu aperto al pubblico sabato 16 dicembre 1905 in parte dei locali, opportunamente ristrutturati, dell’ex Caffè dell’Ussero, corrispondenti all’attuale androne d’ingresso ed all’attuale cartoleria di Palazzo Agostini.

[4] Lo Splendor disponeva di 700 posti a sedere con statue e decorazioni in gesso della ditta Ferrati di Firenze (alcune delle quali sono ancora conservate). Ebbe una “profusa luce elettrica” della “rinomata casa dell’ing. Roster” di Firenze, una lunga ringhiera in ghisa con decorazioni floreali della ditta Pacini di Pistoia (tutt’ora esistente) e “belle sedie in ferro di solida fattura” della ditta Franci di Siena.

[5] Nato a Pontedera nel 1842, fu allievo dell’architetto G.Michelacci ed aiuto ingegnere delle Ferrovie Toscane. Consigliere provinciale a Pisa, dal 1888 fece parte della Commissione per la conservazione dei monumenti e delle antichità della Provincia di Pisa. Numerosi sono gli interventi in Teatri e Cinema della Toscana che portano la sua firma.

 

Lumière Cinema
PISA - vicolo del Tidi, 6 ( Lungarno Pacinotti - Palazzo Agostini )
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